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L'editoriale

di Carmine Nardone

Il paesaggio agrario italiano tra criticità e opportunità

Oggi il paesaggio italiano è interessato da straordinarie trasformazioni che determinano rotture traumatiche degli ecosistemi e vanificazione di nuove opportunità.

Criticità

Le criticità sempre più acute e territorialmente estese del paesaggio agrario italiano, sono il risultato di dissennate politiche paesaggistiche che hanno visto, nella seconda metà del secolo scorso, un...



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Associazione Rossi-Doria

Sito ufficiale dell'associazione per studi e ricerce Manlio Rossi-Doria

EDITORIALE

di Carmine Nardone

Il paesaggio agrario italiano tra criticità e opportunità

Oggi il paesaggio italiano è interessato da straordinarie trasformazioni che determinano rotture traumatiche degli ecosistemi e vanificazione di nuove opportunità.

Criticità

Le criticità sempre più acute e territorialmente estese del paesaggio agrario italiano, sono il risultato di dissennate politiche paesaggistiche che hanno visto, nella seconda metà del secolo scorso, un devastante fenomeno di sostituzione di terra con cemento. Un consumo di suolo agrario caotico, devastante è avvenuto senza nessuno scrupolo paesaggistico. Piani regolatori spesso assoggettati non alla tutela del paesaggio, ma il più delle volte alle trame del sottogoverno e dell'interesse generale non potevano che provocare effetti disastrosi.

Solo tra il censimento del 1990 e il 2003 la superficie agraria utilizzata in Italia si è ridotta del 20,4% passando da oltre quindici milioni di ettari a poco più di dodici. Circa tre milioni di ettari sottratti alle coltivazioni per essere destinati alla cementificazione o alla semplice desertificazione ambientale e sociale.

Da una parte si cementifica e dall'altra crescono le grandi aree dismesse da quelle industriali, dove crescono rovi e sterpaglie, a quelle degli aiuti disaccoppiati preda molto spesso di devastanti incendi distruttivi di diversità biologica e di paesaggi storici.

E' vero che ogni società ha modificato lo scenario naturale secondo le esigenze demografiche e lo stato delle conoscenze tecniche di cui si disponeva, ma i tanti paesaggi sono nati non solo dalla combinazione degli elementi costitutivi (clima, caratteristiche del suolo, disponibilità di acqua), ma anche dalla guida culturale che ogni fase storica ha avuto. Basta andare indietro nel tempo e soffermarsi un attimo sulle forme della colonizzazione greca e agli indirizzi dati da Ippodamo da Mileto (vissuto nel V sec. a.c. è stato un architetto e un urbanista greco antesignano della pianificazione territoriale. Citato dallo stesso Sereni egli sosteneva che un governo ideale dei territori doveva contenere una divisione funzionale in tre classi principali: quella degli artigiani, quella dei coltivatori e quella degli uomini della difesa come pure ipotizzò uno schema basato su tre assi longitudinali chiamati decumani orientati in direzione est-ovest intersecati da assi perpendicolari chiamati cardi orientati in direzione nord-sud. Sia il terreno agrario che la parte costruita venivano a creare forme rettangolari estremamente funzionali e caratterizzanti il paesaggio).

Ancora più sofisticata l'interazione tra paesaggio e pianificazione è, com'è noto, la teoria della rendita di Adam Smith. Secondo la teoria dell'economista scozzese, ogni produzione del suolo doveva essere collocata ad una distanza dai centri commerciali urbani in maniera tale che i costi di trasporto dovevano eguagliare i fondi investiti nella produzione agricola. Molte città assumendo questo riferimento, in particolare Londra, organizzarono le produzioni agricole secondo anelli concentrici ai mercati urbani: nel primo anello si coltivavano gli ortaggi che venivano portati ogni mattina al mercato; nel secondo anello il fieno per i lattai, i quali mantenevano nelle vicinanze delle città gli allevamenti, poi i fieni per i cavalli da traino, successivamente i pascoli per i bovini e gli ovini, più distante ancora le produzioni di cereali che potevano essere trasportate una volta all'anno verso i luoghi di consumo.

Abbiamo richiamato questi riferimenti culturali per sottolineare come il paesaggio agrario non sia stato storicamente solo il risultato delle "tecniche", ma anche delle "guide" avute nel consolidamento. La gravità di oggi è che l'urbanizzazione massiccia rapida e sregolata, così come l'inquinamento, sono fenomeni, in realtà, senza alcuna guida credibile.

A soccombere è un patrimonio di inestimabile valore storico culturale per il nostro paese come il paesaggio italiano. Una millenaria evoluzione italiana, intelligentemente guidata, in grado di utilizzare la diversità geografica e climatica per accrescere la diversità biologica vegetale e animale. Il ruolo straordinario dell'uomo che è stato capace di modellare il giardino d'Europa di veri e propri "mosaici agrari" unici. All'assenza di guida, alla pianificazione mediocre si aggiungono i devastanti effetti dello smaltimento illegale dei rifiuti sia solidi che liquidi, nonché l'assenza delle forme più elementari di manutenzione del territorio. Crescono le azioni che alterano drasticamente l'assetto idrogeologico dei territori. La situazione è veramente di una gravità tale da richiedere una vera svolta sostenibile auspicando, da una parte, un adeguamento normativo nazionale e regionale alla tutela e alla valorizzazione del paesaggio rurale e dall'altra una nuova "guida" culturale in grado di conservare la memoria, le identità locali. La valorizzazione del paesaggio e dello sviluppo economico e sociale sono aspetti che, se opportunamente regolati e guidati, devono trovare e formare efficaci integrazioni nel segno della "multifunzionalità" dello spazio rurale.

Sempre contemporaneamente un nuovo rinascimento disciplinare quale l'archeologia del paesaggio, la storia del territorio, la geografia, l'ecologia applicata e in genere le discipline agrarie in grado di accrescere la qualità globale delle politiche e dei progetti. Non si tratta di pensare a un territorio musealizzato, bensì avere un'idea strategica di orientamento ad una maggiore sostenibilità ambientale ed economica dello spazio agricolo a fini paesaggistici. L'innovazione può essere una leva in grado di accrescere la funzione ricreativa ed ecologica delle aree agricole.

Opportunità

Alla richiesta di un nuovo quadro normativo, di una nuova sensibilità culturale, all'esigenza di un rinnovato impegno disciplinare, interdisciplinare e multidisciplinare è anche necessario intervenire con urgenza, con proposte concrete e immediate in particolare per il risanamento delle "ferite" paesaggistiche più laceranti. Ci limitiamo in questa sede a segnalare solo qualcuna di queste proposte.

Le cave dismesse in Italia, si stima in circa 10.000, le cave dismesse, (7.500 censite e 2.500 nelle regioni che hanno fornito i dati). Un vero disastro ambientale non mitigato dai restauri e bonifiche inefficaci. Il giardino d'Europa con il paesaggio agrario e naturale bucherellato, e senza strategie di riqualificazione. Una proposta molto concreta è quella elaborata da Ennio De Crescenzo ed Antonio Mariniello, per un restauro paesaggistico delle cave a mezzo pannelli fotovoltaici, progettati con i colori e le tonalità paesaggistiche delle zone interessate.

Se al restauro paesaggistico con pannelli fotovoltaici "artistici" si aggiunge il riflesso in acque piovane, raccolte in laghetti alla base delle cave, si determina un incremento dei rendimenti dei pannelli in percentuali addirittura superiori al 30%.

Un'esperienza positiva di restauro ambientale di una ferita paesaggistica è stata realizzata in occasione della costruzione di un serbatoio di acqua potabile nel complesso di Camposauro nel comune di Solopaca (BN). Il Consorzio Alto Calore di concerto con la Provincia di Benevento ha affidato alla straordinaria creatività di Mimmo Paladino la realizzazione di una vera e propria opera d'arte per rimarginare la rottura paesaggistica. L'integrazione tra arte e paesaggio ha prodotto risultati eccellenti e ha aperto di fatto nuove frontiere alle forme concrete di tutela del territorio.

Insieme alle proposte suddette è necessario diffondere capillarmente una nuova consapevolezza del valore dei paesaggi e promuovere nuove opportunità di fruibilità sostenibile (laboratori di studio del paesaggio agrario, guide ai beni culturali rurali, valorizzazione multimediale delle biodiversità vegetali e animali ecc).