LA DIETA MEDITERRANEA FA RISPARMIARE ENERGIA
L'economista Jeremy Rifkin ha tenuto una lezione su "L'agricoltura nella Terza Rivoluzione Industriale", nell'ambito di un convegno promosso dal Sottosegretario all'agricoltura Antonio Buonfiglio, attraverso l'associazione Coltiviamo il Futuro.
Lo studioso ha illustrato occidentale le sue ricette per il superamento delle difficolta' in atto che lo hanno reso famoso nel mondo.
Elegante, cravatta e fazzoletto al taschino in tono, capelli e baffi curati, e' a suo agio nella tenuta di perfetto conferenziere, apostrofa i fotografi con piglio sicuro, da vera star, chiedendo loro di completare gli scatti e poi mettersi a sedere. Poi inizia a percorrere il palco con passi misurati, le mani libere da appunti tengono il microfono. Guarda in faccia l'uditorio e inizia a parlare.
Secondo Rifkin, tre sono gli elementi che alimentano la turbolenza economica e sociale in atto, al crepuscolo della quarta era energetica: il primo e' la fusione dell'economia globale, elemento che si innesta sugli altri due, la crisi energetica e gli effetti dei cambiamenti climatici. A suo giudizio la crisi in atto ha radici piu' profonde di quella del '29 e le terapie per fronteggiarla dovranno essere piu' innovative.
A partire dal secondo dopoguerra l'automobile ha costituito un elemento centrale dello sviluppo economico ed ha agito da moltiplicatore dell'economia del ventesimo secolo. La cultura del motore a scoppio ha orientato, negli anni cinquanta, il sistema dei trasporti, con la costruzione delle autostrade americane, sino alle avvisaglie della prima recessione negli anni ottanta.
Nel successivo decennio la risposta alla crisi e' stata trovata ricorrendo al credito. Le carte di credito hanno consentito di fare acquisti in tutto il mondo senza contante, innescando i primi effetti della globalizzazione. Attraverso l'introduzione dei mutui per la casa e' stata compensata la compressione dei salari.
Le evidenze negative innescate dall'indebitamento risultano oggi nella caduta verticale del risparmio. La spesa degli ultimi anni ha polverizzato il risparmio accumulato nei trent'anni successivi alla seconda rivoluzione industriale.
La prima conclusione cui perviene Rifkin e' che a fronte della perdita definitiva del potere d'acquisto determinata , negli USA, da un indebitamento pari a 12,5 trilioni di dollari, i 3 trilioni stanziati dal Presidente Obama nell'ambito delle misure per favorire la ripresa appaiono del tutto insufficienti a far ripartire l'economia.
Quanto all'energia, secondo fattore di crisi nell'analisi dello studioso, i prezzi delle fonti energetiche diminuiscono perche' il motore non funziona piu'.
I cambiamenti climatici, terzo fattore, determinano la siccita' che sta spegnendo l'economia agricola della Central Valley californiana, la piu' importante degli USA, il cui fatturato annuo era pari al reddito complessivo generato in un ventennio, alla fine del diciannovesimo secolo, dai proventi della corsa all'oro nell'ovest americano. E il susseguirsi di uragani di intensita' sempre piu' devastante, prevalentemente nell'area caraibica, determina nelle popolazioni sentimenti di paura e di incertezza, anche in termini finanziari, per i propri beni, a partire dalla casa.
Gli studi climatologici negli USA e in Europa ipotizzano scenari catastrofici (quali la siccita' anche in vaste zone del vecchio Continente e lo scioglimento dei ghiacci dell'Artico).
Siamo, secondo Rifkin, al tramonto della seconda rivoluzione industriale, quella dell'elettricita' e dell'informatica, gestite in forme accentrate, ed in piena terza rivoluzione, quella della telematica, dei sistemi di comunicazione peer to peer, di Wikipedia, di My Space.
Il punto di svolta, secondo Rifkin, consiste nella realizzazione di forme di energia distribuita, analogamente a quanto avviene nella comunicazione, attraverso l'utilizzo del sole, che splende dappertutto, come ovunque nel sottosuolo e' il calore geotermico o, nelle zone costiere, l'energia generata dalle maree o l'energia eolica.
La ricerca di modalita' per raggruppare e mettere insieme queste forme innovative di energia consente di fronteggiare gli obblighi dell'Unione europea di elevare al 30 per cento entro il 2020 la componente energetica da forme rinnovabili.
La soluzione e' quella di riconvertire ogni edificio alla produzione energetica per la sua autosufficienza, attraverso forme di energia rinnovabili di tipo distribuito. Ciascun edificio puo' essere in tal modo trasformato in una piccola centrale atomica per produrre e rivendere energia.
Investire nella terza rivoluzione industriale, secondo l'affascinante scenario futuristico delineato da Rifkin, consiste nella realizzazione di intergriglie per la produzione di energia e per la rivendita di quella eccedente al proprio consumo, in forme analoghe a quelle realizzate con i media e con la rivoluzione digitale.
Centinaia di migliaia di computer messi in rete possono realizzare il controllo dell'energia e lo scambio sul mercato di quella generata in eccesso. Attraverso la presenza di sensori collegati alla rete in ogni casa si possono addirittura rilevare i picchi di consumo e rallentare gli apparecchi, o fermarli secondo priorita' strategiche.
Il vantaggio della soluzione prospettata da Rifkin e' nel tramonto delle energie di e'lite, imposte dall'alto (si pensi agli investimenti militari o geologico - politici legati allo sfruttamento del carbone o delle risorse petrolifere) e la realizzazione di una sorta di capitalismo distribuito.
La soft energy non resta piu' confinata a percentuali poco significative. La virtualita' telematica interagisce e si coniuga alla solidita' energetica.
Qual e' il ruolo dell'agricoltura nella visione di Rifkin ?
Ebbene, tra le tre cause del cambiamento climatico, dopo l'energia e l'edilizia e prima del trasporto, vi e' la produzione ed il consumo di carne nel mondo, che concorre per il 18 per cento al surriscaldamento della Terra.
Secondo lo studioso, vegetariano, neanche Al Gore ha posto la dovuta attenzione al fattore carne, che tuttavia e' uno dei fattori di disuguaglianza del secolo, ove si consideri che il 40 per cento delle zone arabili nel mondo sono utilizzate per la produzione di foraggi per animali e non per l'alimentazione umana.
Mentre dunque il consumo di carne, che deve essere ridotto, e' tra le cause del diabete e del cancro nelle popolazioni ricche, la mancata destinazione della terra per la produzione di legumi, ricchissime di proteine, e' una delle cause di malnutrizione nelle fasce povere della popolazione mondiale.
La diffusione della dieta mediterranea e' una risposta efficace, come lo e' la pratica di forme di agricoltura biologica e la eliminazione di pesticidi e fertilizzanti.
Il no agli OGM, ribadito dall'Italia, e' un altro aspetto positivo tenuto conto che altre metodologie biotecnologiche rendono possibile agire sul genoma delle piante per renderle piu' resistenti alle modificazioni del clima, come la siccita'.
Anche la leva della tassazione delle emissioni di sostanze quali l'ossido di azoto, derivante dagli allevamenti animali, puo' disincentivare il consumo di carne e, se reinvestita nel comparto, orientare opportunamente la produzione agricola.
L'invito di Rifkin e' quello di porsi obiettivi ambiziosi. L'auspicio finale e' che i fattori di crisi determinati dai cambiamenti climatici possano diventare altrettante opportunita'. In particolare, sul tema cruciale della dieta mediterranea l'Italia puo' ottenere grandi risultati se agisce con convinzione sugli altri Paesi nell'ambito dell'Unione europea.
L'analisi rigorosa ed efficace pur nella schematica semplicita' con cui Rifkin ha tratteggiato queste sfide di portata globale hanno affascinato la platea raccolta nel Tempio di Adriano per ascoltare il guru americano ed i ministri Giulio Tremonti e Luca Zaia. Sapranno le autorita' e i governi esserne all'altezza? (r.g.)
